martedì, 10 novembre 2009
Dopo un ventennio si poteva essere portati a pensare che almeno sul Muro di Berlino si potesse parlar chiaro. Invece stamattina guardo su Repubblica.it e vedo che c'è un link a una lussuosa presentazione intitolata "The iron curtain diaries" curata da PeaceReporter. E così vengo a sapere che il Muro fu costruito "al fine di fermare le continue violazioni del confine tra Berlino Ovest a Berlino Est" e che le guardie erano autorizzate a sparare contro chiunque "cercasse di entrare" nell'area della cosiddetta Death Strip. Non dico che si voglia presentare il muro come una barriera contro l'immigrazione clandestina nella DDR, ma certo si ha poca voglia di fare chiarezza.
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lunedì, 09 novembre 2009
Soltanto io... e chi? Se c’è un genere di persone che abbonda su facebook, ma ormai anche nella vita cosiddetta reale, sono quelli ogni due per tre si sentono in dovere di farti sapere quanto si vergognano di questo paese, quanto gli fa schifo, ribrezzo, vomito, diarrea, e quanto volentieri prenderebbero la via dell’emigrazione. Ad ogni scoperta dell’acqua calda, ad ogni stupidaggine beota pronunciata da un politico di questa disgraziata repubblica, ecco che saltano su centinaia di anime indignate pronte all’esilio. Oggi, l’uscita di Giovanardi su Stefano Cucchi avrà svuotato mezza Milano, come minimo. Di questo passo non ci rimarrà più nessuno. Mi viene in mente un verso di una canzone di Wolf Bierman, ai bei tempi del Muro: “alla fine qui rimarremo soltanto io e Honecker”.
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mercoledì, 14 ottobre 2009
Un filmato di The onion che fa morire dal ridere: Obama non contro gli incendi, ma insieme agli incendi per risolvere i problemi e appianare le divergenze. Esordio del commentatore: Con una mossa coraggiosa, oggi il presidente Obama ha annunciato che cercherà di intavolare negoziati con gli incendi che hanno finora devastato oltre quarantamila acri in California...
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mercoledì, 14 ottobre 2009
Segnalo su Minima & Moralia un intervento di Matteo Galiazzo e Fabrizio Venerandi (anche se non si capisce quali siano le parti di Galiazzo e quelle di Venerandi) a commento di un'intervista in cui Antonio Moresco racconta la sua esperienza di scrittore "underground" e spiega come tenendo duro senza sentirsi uno sfigato ("se nell’underground ci stai dentro come uno sfigato, sei fottuto") alla fine abbia costretto l'industria editoriale a venire a patti con i suoi libri scomodi, eccessivi, difficili eccetera eccetera. In chiusura, dopo una ventina di giovanilistici "cazzo", Moresco ci informa di non aver votato PD (e allora?). L'intervista è interessante e rivelatrice, ma francamente consigliare di leggerla "prima di fare l'amore" - come fa un lettore nei commenti - mi pare un tantino sadico.
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venerdì, 09 ottobre 2009
Sul premio Nobel alle buone intenzioni di Barack sempre sia lodato Obama, la pensata migliore mi sembra quella di Enzo di 1972.
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giovedì, 08 ottobre 2009

Non amo parlare di politica sul blog – non me ne è mai fregato niente della politica interna  – e se ultimamente finisco col tornare sempre più spesso sull’argomento un motivo ci sarà pure. Lo spettacolo di ieri sera a Porta a Porta, per esempio, ha fatto rimpiangere l’approvazione della legge Basaglia. Ascoltare il Pres. del Consiglio che in un affondo di 7 minuti senza contraddittorio si abbandonava a battute di quart’ordine (e pure copiate) su Rosy Bindi e delirava, letteralmente delirava quando accusava Napolitano di non avere fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale (naturalmente "di sinistra") per influenzarne il giudizio – ma vi rendete conto? – ha significato assistere alla fase cruciale del declino politico, psicologico, personale e umano dell’uomo che volle farsi premier e poi signore incontrastato di un paese a costo di farne a pezzi le istituzioni, e si avvia ora a terminare la sua parabola affondando nelle sabbie mobili della sua paranoia, tra improbabili complotti, spettri di sinistra acquattati negli angoli della sua immaginazione e minacciose promesse di rivalsa. E tutto questo perché? Perché una sentenza lo riportava nei ranghi dei comuni mortali e a qualche processo destinato probabilmente alla prescrizione. Ma il problema di Berlusconi non sono ora i processi, i giudici, la sinistra, Repubblica o i poteri forti. Anche per Berlusconi ormai, come per tutto il resto del paese, il problema è diventato Berlusconi stesso.

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mercoledì, 30 settembre 2009
Raimi, Capezzone, e l'Etica Nicomachea. L’altra sera dopo molto, molto tempo,  sono tornato a vedere un vero e proprio film dell’orrore. L’ultimo era stato L’armata delle tenebre di Sam Raimi, che però era piuttosto una commedia horror. Questa volta con Drag me to hell Raimi voleva fare sul serio – e ci è riuscito, il film è davvero inquietante e fa una paura della madonna, anche se non certo per via di spiriti e demoni  cornuti  (tutto rispecchia il codice dell’horror con tanta fedeltà che dubito che il film riuscirebbe, sotto questo aspetto, a spaventare qualcuno). No, quello che fa tremare le vene ai polsi è l’assunto sottinteso all’intera trama. Ve la racconto in breve, tanto voi siete gente seria e sono sicuro che, se andate al cinema, è solo per lasciarvi cullare dalle nostalgie del comunismo anni ’50-’60 o per farvi rifornire di spunti di riflessione sul destino della sinistra italiana: a proposito, può esistere un titolo più perfido de Le ombre rosse? Ma torniamo a Drag me to hell. Immagina, o lettore, di chiamarti Christine Brown. Sei una giovane funzionaria di banca che, dopo aver lasciato il natio Midwest per la California, è riuscita a raggiungere una posizione di decente responsabilità all’interno della filiale in cui lavora. Ora si è creata una possibilità di carriera. Puoi concorrere per il posto di capofiliale. Ci sono solo due problemi. Il primo è il tuo concorrente, uno dei più volenterosi leccaculi del continente americano; il secondo è il tuo superiore, una gelatina d’uomo che stravede per il leccaculo e detesta prendere decisioni in prima persona. Tanto che quando un’orribile megera zingara, la signora Ganush, si presenta a chiedere una proroga della rata del mutuo, la gelatina d’uomo ti delega decisione e responsabilità, specificando però che a lui piacciono “quelli che sanno prendere decisioni difficili.” Tu lo vorresti, vorresti davvero – ma proprio sul serio - prorogare il pagamento della rata all’anziana signora, ma sai anche che così con ogni probabilità ti precluderai la promozione. Non ti sei lasciata alle spalle una fattoria e una madre alcolizzata, non sei venuta in California abbandonando amici e parenti per farti fottere dal primo leccaculo sulla piazza. E dunque che fai, rinunci? No, metti a tacere i tuoi scrupoli e neghi la proroga alla signora Ganush. Che prima dà in escandescenze, poi ti aspetta nel parcheggio della banca e, dopo averti malmenata per bene ti scaglia addosso una terribile maledizione sumera. Il demone ti tormenterà per tre giorni, poi verrà a prenderti e ti trascinerà all’inferno. Nientemeno. E tutto per un singolo gesto. L’unica decisione sbagliata presa per i motivi sbagliati da una persona altrimenti buona, paziente, rispettosa. Una persona perbene, insomma. Basta un tuo singolo gesto malvagio, o anche solo compiuto per il motivo sbagliato, per condannarti a un’eternità di fiamme e di tormenti. Ecco, questo faceva davvero paura nel film di Raimi. La potenza delle decisioni che, giorno dopo giorno, mutano il nostro stesso essere – e possono condannarci  non alle fiamme eterne (per chi ci crede, esiste la possibilità di confessarsi e pentirsi; inoltre la trovata di far trascinare qualcuno ancora vivo all’inferno è teologicamente scorretta), ma ad un presente e un futuro di umana mediocrità, in cui ognuno di noi è il prodotto deforme non di una, ma di decine, centinaia di decisioni cattive e sbagliate(*), che però da qualche parte devono pur avuto un inizio, insomma deve esistere la madre di tutte le decisioni, o no? Un giorno puoi essere una degna persona, cioè, e il giorno dopo a causa di una singola scelta puoi ritrovarti incamminato su una china che ti porterà a somigliare, che ne so, a Daniele Capezzone. Non è terribile tutto questo? Il peso della responsabilità? Ecco cosa fa paura, di Drag me to hell, altro che porte che scricchiolano e finestre che sbattono.
(*) Secondo l’etica aristotelica, poi ripresa dalla dottrina tomistica degli habitus, ogni decisione è frutto della somma delle nostre scelte precedenti, che hanno determinato la nostra inclinazione al vizio o alla virtù. Non che non si possa compiere una scelta nel senso di una rottura drastica con la somma delle precedenti, ma è a mano a mano che ci consolidiamo nel nostro habitus - buono o malvagio che sia - è sempre più difficile.
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lunedì, 28 settembre 2009

YES/NO. Ma quella di Obama che una settimana fa ha perorato col cuore in mano all'ONU la causa della non proliferazione nucleare e che ora si ritrova con un impianto di arricchimento iraniano in più e con una serie di lanci missilistici in corso può tecnicamente configurarsi come una figura di merda?
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mercoledì, 23 settembre 2009


Da che mondo è mondo a tutti i lettori di Fenoglio viene voglia prima o poi (più prima che poi) di farsi un giro per le Langhe fermandosi a Mango, Treiso, Murazzano, Bossolasco, Santo Stefano Belbo, Valdivilla etc... Naturalmente l’idea è venuta anche a me, e per prima cosa mi sono fatto un giro su google digitando, di volta in volta, i vari toponimi. Ecco cosa scriveva Fenoglio, negli Appunti partigiani, di quella Cascina della Langa che lo ospitò per settimane nel corso dell’inverno 1944: Chi non conosce, chi non è mai stato a Cascina della Langa, vuol dire che di queste langhe lui non può parlare. E’ il feudo di un noto commerciante della mia città, già commilitone di mio padre. Quando gli capita di parlarne con i suoi amici cittadini, questi d’istinto aggricciano le spalle perché C.L .porta un’idea di tramontana e solitudine. Se è destino che io torni borghese e faccia onesti soldi, voglio presentarmi a quel commerciante o ai suoi eredi e chieder loro di vendermela Una volta mia ci passerò tre mesi d’ogni anno che mi resterà…altrimenti ci verrò da solo, a piedi, una volta all’anno, un giorno qualsiasi d’inverno, e cercherò di riprovare quel freddo, di fare pressappoco le cose e i passi e i pensieri che devo aver fatti in un’eguale giornata dell’inverno 44-45…ogni inverno ci verrò, come ad un anniversario,fino a quando non sarò così vecchio e stanco da dubitare per un momento che un giorno da queste parti , io vi abbia tanto camminato e combattuto.

Ed ecco Cascina della Langa adesso. Lo so, lo so anch'io che le Langhe ormai disputano al Chianti e dintorni il podio dello chic campagnolo, ma una cosa del genere... Magari un agriturismo l’avrei potuto tollerare, ma una “spa benessere & beauty”, e con la “doccia emozionale” poi, no. E' troppo. Il mio giro salterà una tappa. E poi che cavolo è una doccia emozionale?

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mercoledì, 16 settembre 2009
Se un libro può odiare un essere umano, allora Ritratto dell’artista da giovane di Joyce mi odia. Sì, dev’essere così. Ha sviluppato un’anima e l’ha tutta votata all’odio contro di me che l’ho lasciato venticinque anni sullo scaffale – eh sì, lo comprai che facevo quinta liceo – e ancora non l’ho letto. Mi basta entrare nella stanza e avvicinarmi alla libreria per sentire le vibrazioni sinistre dietro la sobria copertina Adelphi – e allora mi prende il senso di colpa, e vorrei riparare in qualche modo, e prendo il libro, lo apro e ne leggo qualche paragrafo qua e là, ma sento che ormai sono troppe le cose in sospeso tra noi, e non sono belle, e allora lo poso, e prendo qualcosa un po’ più su o un po’ più giù, un po’ più a destra o un po’ più a sinistra. Ciao, piccolo rancoroso Adelphi, sarà per la prossima volta.
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lunedì, 14 settembre 2009

Annuncio importante! Mi trovo ad avere disponibili una ventina di copie del mio romanzo I Compagni del Fuoco, e so che ci sono problemi a reperirlo: se a qualcuno interessa riceverlo gratis - a parte le spese di spedizione - mi contatti via mail: ernestoXYZKW.aloiaXYZKW.@libero.it. (dovete togliere tutte le lettere maiuscole, ok?)
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mercoledì, 09 settembre 2009
Anche solo dieci anni fa, una cosa del genere non sarebbe stata possibile: Farouk Hosni, instancabile e ossessivo come tutti gli antisemiti, censore a suo gusto e capriccio di Lolita e dell'Insostenibile leggerezza dell'essere (e di chissà quante altre opere), nonché attivissimo divulgatore dei Protocolli dei Savi di Sion; Farouk Hosni, dicevamo, non avrebbe neanche potuto sognare di arrivare a dirigere l'UNESCO, l'agenzia dell'ONU incaricata di tutelare il patrimonio culturale dell'umanità  - già, e dire che lui dichiarava, solo l'anno scorso, di voler personalmente bruciare tutti i i libri israeliani presenti nelle librerie del Cairo (programma ristrettissimo, poiché erano già tutti vietati). Che alla gente dell'ONU venga in mente di candidare un personaggio del genere non può essere motivo di stupore, ma che la candidatura sia appoggiata da alcuni paesi europei (tra cui l'Italia) e non sia osteggiata neppure dagli Stati Uniti e da Israele deve far riflettere. La graduale perdita di influenza dell'occidente nel mondo contemporaneo si esprime anche attraverso episodi del genere, destinati a farsi sempre più frequenti. I fondamenti della nostra cultura stanno cambiando, quello che fino a pochi anni fa nella nostra boria di occidentali democratici e illuministi davamo per scontato, ora ci crolla sotto i piedi. Perché non tutto quello che ribolle nella fetida pentola mediorientale rimane sotto il coperchio: i negazionismi, le teorie cospirative, le mille falsità fomentatrici d'odio, stanno già arrivando dalle nostre parti. Sto esagerando? Provate un po' a pensare alla micidiale diffusione che hanno avuto le voci relative agli ebrei nelle torri del WTC subito dopo gli attentati. La nostra interpretazione della storia, con ogni probabilità, sarà diversa da quella che verrà proposta ai nostri figli. La Seconda Guerra Mondiale, la distruzione degli ebrei d'Europa, la lotta tra i totalitarismi e le democrazie occidentali, la Guerra Fredda, saranno interpretate in tutt'altro modo. Prendetelo pure come un segno dell'età, ma ho i miei dubbi che il modo nuovo sarà un modo migliore.
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mercoledì, 02 settembre 2009

Dopo la lettura del saggio di Linda Polman, L’industria della solidarietà, (Bruno Mondadori, 214 pp, 16 euro), forse faremmo bene ad aggiornare il breve catalogo delle nostre certezze. I Buoni non sono più buoni. O almeno, non sempre.
Le organizzazioni umanitarie in zona di guerra saranno pure animate da ottime intenzioni, ma è molto dubbio se il loro impatto sia positivo o se, piuttosto, non finisca paradossalmente per tradursi in un aggravamento e in un allungamento dei conflitti. (Il seguito del pezzo, se vi interessa, lo trovate QUI).

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giovedì, 23 luglio 2009

No, non è la RAI. Infatti somiglia alla gloriosa Unità che il giorno successivo allo sbarco sulla Luna riusciva a fare tutta una prima pagina senza che mai venisse menzionato il fatto che sull'Apollo 11 c'erano gli americani. Non informazione, ma propaganda. Fatto sta che ieri sera mi è capitato di vedere il TG2 (non succede spesso che veda i TG, a quell’ora a casa mia vanno soprattutto cartoni animati) e sono rimasto esterrefatto: incuranti del ridicolo, senza arrossire di vergogna, i cosiddetti giornalisti mandavano in onda un paio di generosi servizi in cui Silvio Berlusconi spiegava di non essere un santo, di non curarsi degli attacchi personali, che l’arma del gossip avrebbe finito col ritorcersi contro i suoi avversari eccetera eccetera, senza che mai, neppure indirettamente una delle facce di bronzo della redazione si curasse di raccontare in cosa consistano questi attacchi personali e questo gossip. Non che si pretendessero tutti i dettagli di Repubblica (è pur sempre la prima serata, le associazioni per la tutela dei minori avrebbero protestato), ma qualcosa sì, il telespettatore avrebbe dovuto saperlo, naturalmente se ancora si fosse trattato di informazione e non di propaganda. E invece era propaganda – e della specie peggiore e più subdola: quella che copre con il silenzio. Berlusconi l’anticomunista, l’impavido difensore del paese dallo spettro del totalitarismo rosso, ci ha riportati piano piano, senza scosse, mettendo ad ogni giro di nomine i leccapiedi giusti sulle poltrone giuste, ai bei tempi dell’agenzia TASS, e c'è da chiedersi se da un giorno all'altro non gli spunteranno le sopracciglione del compagno Breznev.

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giovedì, 16 luglio 2009

Mi è capitata una cosa strana. Qualche anno fa, doveva essere il 2003 o il 2004, in ogni caso nel pieno delle polemiche sulla guerra in Iraq, credetti di aver visto in libreria o di averne letto da qualche parte, insomma fui convinto che un saggio con il titolo L'età post-eroica fosse stato pubblicato in Italia e, poiché allora le riflessioni sul rifiuto del ricorso alla forza da parte degli europei si sprecavano - e a me la cosa interessava molto - mi precipitai a comprarlo. E, sorpresa, non c'era. Nessuna traccia. La mia prima reazione fu di credere di aver letto la notizia della pubblicazione del saggio in inglese,  e precipitatomi su Amazon digitai il titolo sul quale ormai ero pronto a giurare, The post-heroic era... e constatai con un certo sconcerto che non esisteva. Feci ricerche e ricerche su cataloghi di biblioteche e di editori e mi resi conto che mai era stato pubblicato un libro con quel titolo. Eppure ero sicuro, l'avevo visto, ma non solo, avevo persino una certa idea del contenuto. Ed era scomparso. Dovevo essermelo sognato. Possibile che sia arrivato al punto di sognare titoli di saggi? Oppure ero in preda ad allucinazioni bibliografiche? La terza spiegazione implica il ricorso alla macchina del tempo, con cui potrei aver fatto una puntata nel futuro, e sarei propenso a scartarla. Il fatto straordinario, comunque, è che quel libro adesso esiste: in Italia l'hanno appena pubblicato, e con il titolo che avevo sognato io, non con quello dell'edizione originale, Where have all the soldiers gone?, che oltretutto è del 2008. E io che ho fatto? Ovviamente l'ho comprato.

postato da: ernestoA alle ore 10:08 | Permalink | commenti (6)
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