venerdì, 30 novembre 2007

Dopo la fine dell'Isola dei famosi si potrebbe dir questo, che la televisione sia più pietosa della vita in quanto può anche darti la possibilità di risorgere: il vippaccio morto e stramorto si becca tre mesi di digiuno e inenarrabili rotture di palle e forse, alla fine, può essere reinvitato a far parte del cerchio magico: viene ospitato di qua e di là e se non si suicida bestemmiando in diretta di solito sotto i riflettori ci resta per un po'. Insomma, rinasce. Nella vita invece quando sei morto sei morto.

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mercoledì, 28 novembre 2007
Domani alle 17 nell'aula 36 di Palazzo Nuovo, sfigatissima sede torinese delle facoltà umanistiche, si svolgerà una presentazione un po' particolare: libri di scrittori/bibliotecari, nella fattispecie I compagni del fuoco (mio) e Lei non sa chi è mio fratello, di Franco Bungaro e Vicenzo Jacomuzzi. A leggere qualche pagina ci sarà l'attore Renato Liprandi, meglio conosciuto come l'Augusto De Marinis di Camera Café.
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mercoledì, 28 novembre 2007

La sposa era bellissima. Finora il terrorismo si era limitato al macabro. Oggi, grazie a questo qua, abbiamo finalmente il ridicolo.

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giovedì, 22 novembre 2007
Il partito prodotto. Mi sembra che finora la cosa migliore sull'ultima acrobazia berlusconiana sia stata scritta QUI.
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mercoledì, 21 novembre 2007

Intendiamoci, Chesil Beach mi è piaciuto, ma il punto con Ian McEwan è non riesce mai a smettere di essere Ian McEwan fino in fondo, una riga dopo l’altra, un capitolo dopo l’altro, e che il problema di questo scrittore di talento  riguarda, direbbe Dante, la quiddità, cioè proprio il fatto di essere uno scrittore di talento e non un grandissimo. Quella stoffa lì gli manca. E’ come quei tennisti che arrivano sempre alle semifinali, ma puoi star certo che alle semifinali perderanno. Se incontrasse Philip Roth, per esempio, perderebbe 6/4-6/4-6/4 il cento per cento delle volte. Con Martin Amis qualche volta vincerebbe, ma più spesso beccherebbe sonori 6/0. Contro gli italiani…. lasciamo perdere perché ormai è come sparare sulla croce rossa.

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lunedì, 19 novembre 2007
Consigli al monaco accidioso di Evagrio Pontico (345-399), validi anche per lo scrittore: disponi per te stesso una giusta misura in ogni attività e non desistere prima di averla conclusa, e prega assennatamente e con forza e lo spirito dell'acedia fuggirà da te.
E invece lo spirito dell’acedia (accidia) rimane, o perlomeno ritorna di tanto in tanto. Però almeno nelle occasioni importanti – purché si disponga a sufficienza di cioccolata caffeina e nicotina - si riesce a metterglielo in quel posto, scusate il francese. Così accade che io abbia cominciato a scrivere qualcosa che si annuncia di respiro un po’ più ampio delle due paginette; non so ancora cosa sarà né dove andrà a parare, ma c’è, e l’esserci anche se imprecisato è sempre immensamente meglio del non esserci per niente, insomma è sempre meglio scrivere che non scrivere. Al di fuori della scrittura, cioè quando anziché in compagnia di un foglio di Word  mi trovo in compagnia di me stesso, credo valgano in questo periodo le righe dell’ultimo libro di Paolo Nori (di nuovo lui) che trovo citate in un vecchio post del blog Swinging Literature: Io preferisco stare attento alle cose che vedo qua in periferia, invece che alla mia personalità che io ho quasi quarantatré anni mi ha rotto i maroni, la mia personalità. Facciamo quasi quarantadue, va’.
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venerdì, 09 novembre 2007

Paolo Cacciolati mi intervista su La Poesia e lo Spirito: D: partiamo con la faccenda della critica sociale nella narrativa. Ne I compagni del fuoco c’è la crisi dei protagonisti, c’è il malessere di una famiglia, c’è una bildung adolescenziale, ma tutto questo è “solo” il punto di partenza per allargare lo sguardo a un intero contesto sociale, evidenziandone le assurdità. Qualcuno già parla di una nuova tendenza della narrativa italiana, accostandoti a Giuseppe Genna, o Tullio Avoledo. E’ proprio così? E, secondo te, è una strada che il c.d. pubblico dei lettori è disposto a seguire? (leggi l'intervista QUI)

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giovedì, 08 novembre 2007

Ci siamo distratti un attimo? Siamo entrati in un tunnel temporale che ci ha riportati indietro di un paio di secoli? Non più di dieci giorni fa un cacciatorpediniere della US Navy, l'USS Porter, ha inseguito all'interno delle acque territoriali somale una nave cisterna nordcoreana carica di sostanze chimiche che era stata attaccata e dirottata da squadre di pirati dotati di barchini veloci, di AK-47 e delle onnipresenti RPG.  La nave è stata recuperata, il suo equipaggio liberato e i pirati che cercavano di allontanarsi sui motoscafi sono stati fatti penzolare.. ehm..., sono stati presi a cannonate dal Porter, mentre anche l'Arleigh Burke si avvicinava a dare man forte. In effetti,  la lotta alla pirateria che affliggeva il traffico commerciale nel sud del Mediterraneo (da cui le "shores of Tripoli" nell'inno dell'USMC) rappresentò alla fine del XVIII secolo la prima mission della marina americana e la prima operazione oltremare delle forze armate della ex colonia. Dato che i pirati avevano l'abitudine di prendere ostaggi o fare schiavi gli equipaggi delle navi sequestrate, quella lontana spedizione fu la prima war on terror degli Stati Uniti. I tagliagole che salpavano dalle coste del Marocco, dell'Algeria, della Tunisia e della Libia sarebbero, dunque, gli antenati di Al Qaeda & C.®

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mercoledì, 07 novembre 2007

Nella settimana in cui i ragazzi nati nei giorni della caduta del Muro di Berlino (e non devono essere pochi, vista l’euforia che si diffuse allora in Germania e nel mondo) stanno per diventare maggiorenni, Der Spiegel pubblica un un sondaggio. Pare che il 35% dei Mauerfallkinder orientali sceglierebbe di rimanere all’est anche se fosse ricostruito il Muro, imitati dal 9% dei loro coetanei occidentali. Il 60% dei giovani Ossis è dispiaciuto soprattutto del fatto che nella nuova Germania non sia rimasto nulla “di quello di cui si andava fieri nella DDR” – e ci piacerebbe ci spiegassero di cosa si poteva andare fieri in un paese di 17 milioni di abitanti che contava 100.000 informatori della Stasi (più i 91.000 tra dipendenti e agenti). Una cosa dell’attuale Germania sembra infastidire particolarmente i giovani Mauerfallkinder dell’est, ed è l’immigrazione. Questo sì, possiamo capirlo. Se una cosa si può dire con certezza della DDR è questa: non c’era immigrazione. Anzi.

(Che faremmo senza Youtube? Uno, due, tre, quattro, cinque (Ich bin ein Berliner!), sei (Mr Gorbachev, tear down this wall!), sette.)

 

 

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martedì, 06 novembre 2007

Padroni del tempo. Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna... insomma, non generalizziamo. Soprattutto perché ieri mattina ho fatto la mia prima lezione alla scuola Holden, due ore su Il giardino dei Finzi-Contini nell'ambito di un corso intitolato Padroni del Tempo, della durata di venti ore. L'argomento sono i modi in cui i narratori manipolano la dimensione tempo - ne alterano la linearità, lo accelerano o rallentano o sospendono etc - per i loro loschi scopi espressivi. Bassani, la cui opera è un unico gigantesco sforzo per ricostituire una bolla intangibile di passato, come ouverture era perfetta. Il docente, ahimè, non lo è stato. Mi sono accorto di quanto sia difficile rendere interattivo un uditorio, farlo partecipare, insomma non limitarsi ad esporre idee, teorie, schemi e sistemi ma fare socraticamente in modo che siano loro, gli studenti stessi, ad arrivare alle giuste (leggi: alle mie) conclusioni. Ho sopravvalutato lo sforzo da dedicare all'analisi del testo e ho sottovalutato quello necessario a capire qualcosa di chi mi stava ad ascoltare. Vedremo di migliorare. Si replica lunedì 12, con Le Correzioni di Jonathan Franzen.

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venerdì, 02 novembre 2007

Fame del più basso. Carlo Michelstaedter, parlando nella prima pagina del suo La persuasione e la retorica dell’uomo non persuaso, usa la metafora del peso trattenuto da un filo, che vorrebbe scendere all’infinito e ha “fame del più basso.” Ieri, poco dopo le 20, questa metafora mi è tornata in mente a proposito del giornalismo televisivo italiano, il quale pur avendo certamente già raggiunto bassezze notevolissime, non è mai sazio di scendere: così le nostre orecchie possono ascoltare il tentativo pervicace, ripetuto, smaccato, non solo di criminalizzare qualcuno su base etnica, non solo (siccome i tizi col microfono sono ignoranti forse credono che dovremmo diventarlo tutti) di indurre nell’ascoltatore inestricabile confusione tra rom e romeni - possono ascoltare, le nostre orecchie, persino un’intervista al primo ministro rumeno come fosse il capo, il rappresentante politico, degli assassini violentatori. Possono ascoltare le interviste insensate all’ “uomo della strada” e i particolari, di gusto obitoriale e medico-legale, sulle modalità dell’aggressione bestiale subita dalla povera Giovanna Reggiani, condite dal gustoso particolare che “si è battuta fino alla fine.” Non vogliamo, ora, fare un discorso sulla “sicurezza” e sulla “legalità” (che pure non sono concetti ovvi per tutti, viste le feroci e malevole campagne stampa che subisce, per esempio, il sindaco di Bologna Cofferati ogni volta che cerca di assicurarne il rispetto), vogliamo parlare dell’informazione che non c’è più e si è trasformata in puro e semplice scatenamento di isteria su qualunque argomento: clima, malattie dei polli e dei bovini, aumenti della pasta e della benzina. Vogliamo notare che era dal 1938 che in Italia non si parlava pubblicamente di un popolo nei termini in cui ieri sera si poteva sentir parlare in televisione dei rom (intendendo, peraltro, erroneamente tutti i romeni: di qui l’intervista da Bucarest al primo ministro). Anche leggendo i titoli dei giornali stamattina, si capisce che il giornalismo italiano ha sempre più fame del più basso, ma a differenza dal pendolo di Michelstaedter, non ha nessun filo che lo trattenga.
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