
Fame del più basso. Carlo Michelstaedter, parlando nella prima pagina del suo La persuasione e la retorica dell’uomo non persuaso, usa la metafora del peso trattenuto da un filo, che vorrebbe scendere all’infinito e ha “fame del più basso.” Ieri, poco dopo le 20, questa metafora mi è tornata in mente a proposito del giornalismo televisivo italiano, il quale pur avendo certamente già raggiunto bassezze notevolissime, non è mai sazio di scendere: così le nostre orecchie possono ascoltare il tentativo pervicace, ripetuto, smaccato, non solo di criminalizzare qualcuno su base etnica, non solo (siccome i tizi col microfono sono ignoranti forse credono che dovremmo diventarlo tutti) di indurre nell’ascoltatore inestricabile confusione tra rom e romeni - possono ascoltare, le nostre orecchie, persino un’intervista al primo ministro rumeno come fosse il capo, il rappresentante politico, degli assassini violentatori. Possono ascoltare le interviste insensate all’ “uomo della strada” e i particolari, di gusto obitoriale e medico-legale, sulle modalità dell’aggressione bestiale subita dalla povera Giovanna Reggiani, condite dal gustoso particolare che “si è battuta fino alla fine.” Non vogliamo, ora, fare un discorso sulla “sicurezza” e sulla “legalità” (che pure non sono concetti ovvi per tutti, viste le feroci e malevole campagne stampa che subisce, per esempio, il sindaco di Bologna Cofferati ogni volta che cerca di assicurarne il rispetto), vogliamo parlare dell’informazione che non c’è più e si è trasformata in puro e semplice scatenamento di isteria su qualunque argomento: clima, malattie dei polli e dei bovini, aumenti della pasta e della benzina. Vogliamo notare che era dal 1938 che in Italia non si parlava pubblicamente di un popolo nei termini in cui ieri sera si poteva sentir parlare in televisione dei rom (intendendo, peraltro, erroneamente tutti i romeni: di qui l’intervista da Bucarest al primo ministro). Anche leggendo i titoli dei giornali stamattina, si capisce che il giornalismo italiano ha sempre più fame del più basso, ma a differenza dal pendolo di Michelstaedter, non ha nessun filo che lo trattenga.