La registrazione è quello che è, ma QUI trovate Mario Liprandi, l'Augusto De Marinis di Camera Cafè, che legge questo brano de I compagni del fuoco (courtesy of Franco Bungaro):
La registrazione è quello che è, ma QUI trovate Mario Liprandi, l'Augusto De Marinis di Camera Cafè, che legge questo brano de I compagni del fuoco (courtesy of Franco Bungaro):

Ieri sera siamo andati alla recita natalizia dell'asilo di Elena e, in questi tempi confusi, almeno una cosa è risultata chiara: mia figlia non farà la cantante. Non che non sia stata brava, per carità. Noi genitori avevamo la bava alla bocca: macchine fotografiche, telefoni, telecamere, tutto puntato sui piccoli carole singers, un balenare di flash che neanche alla notte degli Oscar. Il pubblico rischiava a ogni momento di straripare sui cantanti i quali, a loro volta, riconoscendo tra quegli esagitati facce ben note, salutavano e cercavano di rompere i ranghi per raggiungere il papà o la mamma, e venivano bloccati dalle maestre. Alle porte della sala premevano i ritardatari: altre braccia, altri telefoni telecamere macchine fotografiche. Altri flash. In quel casino pazzesco si sarebbe emozionata anche Madonna. Elena se ne stava tra i piccoli, vestita di bianco, con uno strano pennacchio in testa; e dal momento che aveva il pollice in bocca - ho decine di testimonianze fotografiche a dimostrarlo - posso escludere che il suo contributo canoro sia stato di qualche rilievo. I più grandi stavano davanti. Erano vestiti da pungitopo, da Re Magi, da stella cometa. Gesù Bambino era un cinese con un nome da regista: Michael Hu. Il più buffo era quello vestito da panettone.

L'inverno del nostro scontento. Non mi sono mai interessato molto a questo genere di gare, ma ammetto che la notizia che
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(esauriti i loro quattro soldi di fiducia, e privi di aiuti umanitari, gli autori italiani finirono col soccombere alla carestia.)
Fame nel mondo della narrativa. Dando un’occhiata alle statistiche degli accessi al blog di oggi ho notato che a alle 10.25 qualcuno è arrivato qui digitando nella finestrella di ricerca di Google la “fame nel mondo della narrativa”. Anche se quello che la persona in questione cercava probabilmente era un po’ di materiale sul tema “fame nel mondo” in romanzi e racconti, dovrete ammettere che l’espressione usata nella query suona quantomeno sinistra, soprattutto per uno scrittore italiano – un soggetto, cioè, che non solo produce qualcosa che nella maggior parte dei casi ai suoi connazionali non interessa affatto (c’è bisogno di tirare di nuovo in ballo le statistiche sulla lettura in Italia?), ma su cui da sempre è lecito, per esperti e non, sputazzare senza darsi troppo pensiero. (Ah no, gli italiani non li leggo! è una frase che si sente pronunciare sempre più di frequente). Insomma, di fame nel mondo della narrativa in Italia ce n’è molta, troppa: uno scrive un libro mettendoci magari un paio d’anni di lavoro (duro), lo pubblica, incassa quattro lire d’anticipo, vende le sue quattro copie, per campare deve fare altri venticinque lavori: a meno che non sia un eroe, dove volete che la trovi la forza di partorire uno di quei bei romanzoni con duecento personaggi, sedici sottotrame e un bel po’ di lavoro di ricerca alle spalle? Più facile, molto più facile, tirar fuori una pisciatina intimista, ché tanto alla fine sempre lo stesso numero di copie si vende – perché, guarda caso, è proprio quello che l’editore e i dodici lettori di romanzi si aspettano da lui, l'autore italiano.
Vorrei segnalarvi il sito Stage 6. Ospita filmati in dvx e ci si trova di tutto. La sezione musica, per esempio, è molto fornita e ci si trovano cose eccezionali come questo documentario BBC su Johnny Cash (sentir parlare di Cash con quel british accent è un po' comico, ma tant'è...). Per chi, come me, ama i documentari di storia militare la messe è addirittura sterminata e spesso la qualità video è ottima. Potete limitarvi a guardare i fimati, oppure scaricarveli. Tutto a ggratis.
"Mi piace il profumo del pus di mattina. Odora di... vittoria". (Il dottor House, suppongo. Nella puntata di ieri sera).
Già, e magari domani un'università africana ti va a scoprire il gene del senso del ritmo... (grazie a Vark per la segnalazione)