

La prevalenza del cretino. Si dice che i cretini siano più pericolosi dei malvagi, e il voto della Camera Usa di ieri sera non farebbe che confermarlo. Neanche Osama Bin Laden era riuscito a produrre i danni che i deputati ribelli, repubblicani e democratici che non hanno seguito le indicazioni di voto dei leader congressuali, hanno inflitto ieri all'economia americana e mondiale rifiutando il piano messo a punto dal ministro del Tesoro Henry Paulson, e appoggiato non solo dal presidente uscente, ma da tutti e due i candidati. L'ampiezza della crisi politica americana, a questo punto, è senza precedenti. Non solo l'amministrazione Bush, che pur spendendosi energicamente per l'approvazione del piano non è riuscita a farlo approvare, appare logora e depotenziata; ma le posizioni dei candidati appaiono tutt'altro che inattaccabili. L'atteggiamento di McCain è apparso nei giorni scorsi ondivago, sempre teso a barcamenarsi tra la brutali necessità dell'economia e la demagogia di partito: Obama, tutto sommato, ne esce personalmente meglio e con una statura di certo più presidenziale. Però ieri sera, a guidare i democratici che hanno detto no al piano Paulson, c'era Jesse Jackson Jr (tale padre, tale figlio), deputato della circoscrizione di Chicago e uno dei suoi collaboratori più stretti. Insomma, se anche nello spettacolo offerto ieri dalla Camera la parte dei protagonisti è spettata ai repubblicani (notevoli i vertici di cretinismo raggiunti dal leader dei riottosi, Jeb Hensarling, secondo cui il piano avrebbe portato il paese "sullo scivoloso pendio verso il socialismo"), non si può dire che i democratici siano stati all'altezza del compito, compresa la speaker Nancy Pelosi, che in un momento di emergenza nazionale ha sentito il bisogno di esacerbare gli animi con una tirata alla Michael Moore. Adesso, l'approvazione del piano Paulson è rinviata perlomeno fino a giovedì. Tutti sanno che questa sarà una settimana infernale per le borse di tutto il mondo. Altre banche illustri crolleranno o saranno soccorse dall'intervento statale. Poiché ormai nel mondo bancario è venuta meno qualsiasi fiducia, le banche centrali dovranno intervenire per garantire i prestiti. Qualunque cosa ne dicano le facce di bronzo della UE, la crisi è destinata a spazzar via anche un buon numero di banche europee, per il semplice motivo che i banchieri del Vecchio continente facevano le stesse cose che facevano i loro colleghi americani: i tedeschi, che fino alla settimana scorsa levavano il solito ditino accusatore, hanno registrato la loro prima vittima nazionalizzando, ieri, l'istituto specializzato nei crediti immobiliari Hypo RealEstate. Ultima medaglia al merito del cretinismo ai media italiani, tv e carta stampata, che gongolano nel moralismo pauperista immaginando che la crisi della finanza colpisca soltanto i finanzieri alla Paperon de Paperoni.







