venerdì, 27 febbraio 2009

 "al conto mentale di dieci ti troverai in Europa. Ci arriverai... al dieci."

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giovedì, 26 febbraio 2009

La possibilité d'une bide. Ovvero, la possibilità di un fiasco. L'Académie des Brutus, un'associazione di cinefili che ogni anno in contemporanea con gli Oscar e con i Razzie Awards premia il peggio del peggio del cinema francese ha conferito il primo premio a La possibilité d'une ile, scritto e diretto da Michel Houellebecq, dal romanzo di Michel Houellebecq. Un giornale solitamente posato come il Nouvel Obs' scrive: "qualcuno l'aveva preso per una vaccata. Si trattava di un eufemismo." In effetti, i brevi estratti disponibili su Youtube non lasciano presagire nulla di buono.

 

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martedì, 24 febbraio 2009

Baricco in versione scrittore civile su Repubblica... confesso che di solito diffido degli scrittori che si mettono a parlar d'altro, ma stavolta sono d'accordo con lui: la crisi economica e la conseguente diminuzione dei fondi destinati alla cultura impongono un ripensamento generale e un riorientamento dei flussi di denaro. Lo stato deve intervenire solo laddove può davvero essere l'unico attore possibile, lasciando libero spazio ai privati nei settori del teatro, della musica, dei vari festival letterari. A questo punto si sentiranno già le grida: liberista! capitalista! pescecane! Ma, fa notare Baricco, i privati si occupano già con successo dell'offerta culturale nel campo dei libri, e lo fanno bene. "vi sembrano banditi Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Adelphi, per non parlare dei piccoli e medi editori? Vi sembrano pirati i librai? È gente che fa cultura e fa business." I soldi dello stato, allora, andrebbero destinati, TUTTI, ai due settori assolutamente cruciali della scuola e della televisione: "Azzerate i convegni e pensate a costruire una nuova generazione di insegnanti preparati e ben pagati. Liberatevi delle Fondazioni e delle Case che promuovono la lettura, e mettete una trasmissione decente sui libri in prima serata. Abbandonate i cartelloni di musica da camera e con i soldi risparmiati permettiamoci una sera alla settimana di tivù che se ne frega dell'Auditel." L'articolo intero lo trovate QUI. E' interessante, è coraggioso, è intelligente. E, nota malinconica, è anche il primo discorso di intonazione non conservatrice che sento fare da uno scrittore italiano da molto, molto tempo.

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giovedì, 19 febbraio 2009
Stranieri nell’Impero dei segni. Mi è sempre piaciuta questa scena che conclude il fugace incontro di due persone che hanno in comune solo la solitudine, lo smarrimento di sentirsi stranieri, l'incertezza del futuro. Perché il Giappone? Perché Tokio? Perché in Giappone tutto è segno, gesti parole e immagini, tutto è da leggere e da interpretare, e se ignori il codice sei cieco, muto, sordo, solo e incerto del futuro. E tutto il mondo è Giappone.
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mercoledì, 18 febbraio 2009
Conoscete Europeana? Si tratta di un fantastico strumento per il reperimento di contenuti d'archivio (foto, testi, filmati) provenienti da questo elenco di contributori (e scusate se è poco): una cosa fantastica, anche se purtroppo l'apporto italiano è abbastanza ridotto. Cercate, che so, un servizio di telegiornale d'epoca sulla fatwa di Salman Rushdie? Eccola qua (impressionante l'apertura dello speaker: "l'ayatollah Khomeini, leader dell'Iran, ha chiesto ai musulmani di tutto il mondo di eseguire una condanna a morte contro  uno scrittore e i suoi editori... ). Cercate, per esempio, la ormai mitica puntata di Apostrophe in cui Charles Bukowski dovette essere condotto via completamente ubriaco? Eccola. L'eccesso di informazioni farà anche diventare pazzi, ma ha i suoi vantaggi.
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lunedì, 16 febbraio 2009
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venerdì, 13 febbraio 2009

Vent'anni fa, la fatwa. Sulla Stampa, un bellissimo articolo di Richard Newbury: La lezione del caso Rushdie non ancora imparata è che i liberal creano da soli i propri mostri, non diversi da quelli del realismo magico di Rushdie. È stata la paura dei liberal di offendere che ha contribuito a creare una cultura dove la gente si offende così facilmente. Le telecamere di sorveglianza o le leggi anti terrorismo non restringono la nostra libertà quanto l’autocensura che ci autoinfliggiamo.

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giovedì, 12 febbraio 2009
“Il problema della chiesa è che non è un’agenzia di stampa, con la possibilità di fare grandi campagne mediatiche." Gianni Baget Bozzo, (da un articolo scritto in una catacomba e fatto circolare clandestinamente). 
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giovedì, 12 febbraio 2009

Eurocensura. Se qualche anno fa mi avessero predetto che in Europa si sarebbe impedita la libera circolazione di un film e del suo autore per timore delle dimostrazioni di poche migliaia di musulmani debitamente incitati, non ci avrei creduto. E avrei sbagliato - come quasi sempre, del resto - perché le cose stanno proprio così: il divieto politically correct di denigrare pubblicamente qualunque confessione religiosa (strombazzato a parole ma mai applicato in realtà per cristianesimo, ebraismo, induismo, buddismo, animismo, zoroastrismo, taoismo, caodaismo, baodaismo, rastafarianesimo, mandeismo etc.) è servito da punto di passaggio verso l'instaurazione a un regime comunicativo in cui ogni espressione di un punto di vista critico nei confronti di una religione, l'islam, è sospetta, meritevole di essere bandita, osteggiata anche con provvedimenti di gravissima restrizione della libertà personale come quello toccato al deputato olandese Wilders cui, caso unico nell'Europa di Schengen, è negato il permesso di entrare nel Regno Unito. C'è poco da fare, se si vuole conservare la libertà di espressione, bisogna che in questa libertà rientri quella di denigrare le convinzioni religiose - tutte - così come qualsiasi altra idea o ideologia, altrimenti il futuro ci vedrà tutti col bavaglio. (E pazienza se dovremo sopportare anche gli iconoclasti da salotto come questo Bill Maher)

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mercoledì, 11 febbraio 2009

Una discesa nel Maelstrom #4, ovvero del leggere più libri allo stesso tempo. Se Seneca avesse potuto viaggiare nel tempo e dare un'occhiata al '900, se avesse conosciuto Auschwitz e la Lubianka, avrebbe scritto ugualmente con tanta insistenza che il saggio che ha raggiunto la perfezione con lo studio e la pratica della filosofia può mantenere intatta la libertà della propria anima a dispetto di qualunque minaccia esterna? Io credo che almeno un "forse" ce l'avrebbe aggiunto. E poi c'è Martin Amis e il suo secondo aereo. Si ha come la sensazione di un libro fuori tempo massimo. Ma che cavolo, adesso c'è la crisi economica, i messaggi di Osama Bin Laden riescono a strappare al massimo un trafiletto nella pagina degli esteri, c'è un presidente americano che si chiama Barack Hussein che quando parla su Al Jazeera riesce pure a suscitare qualche entusiasmo - e Amis se ne viene fuori con un libro sull'11 settembre? Poi però basta pensare a certi episodi recenti, tipo Bombay, o gli attacchi di oggi a Kabul, e ci si rende conto che la per terroristi e integralisti è business as usual... e allora ci tocca essere d'accordo con Dexter Filkins: una guerra, di questi tempi, è per sempre.

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mercoledì, 11 febbraio 2009

Come tutti gli appassionati di aviazione sapranno, quasi quarant'anni fa (il 2 marzo 1969) volava il primo prototipo del Concorde. Se un aereo può essere definito bello... beh, allora il Concorde era bellissimo, e quello che poteva fare sfiorava il limite del meraviglioso: con una velocità di crociera superiore a Mach 2 e una quota operativa di 56.000 piedi, volava da Parigi a New York in circa 3 ore e mezza. Fu in servizio per 27 anni, dal 1976 al 2003 (data dell'ultimo volo con British Airways), ebbe un solo incidente grave, e non per colpa sua, quello del 25 luglio 2000.

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martedì, 10 febbraio 2009

Ahi, la vecchiaia. Ho scoperto solo stamattina che Guido Ceronetti è stato ospite da Fazio.  Ma come, Maestro, uno ci ripete per trent'anni che la televisione è rumore insensato e opera del Male, conia anche una definizione perfetta come il cretinofono, e poi finisce da Fazio a far pubblicità al suo ultimo libro? Naturalmente la perdoniamo - a lei perdoniamo tutto. (Su Youtube -e dove se no? -è disponibile l'intervista col vecchio Maestro.)

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lunedì, 09 febbraio 2009

Revolutionary Road (il film). Probabilmente quello che Frank e April Wheeler sentono, o credono, di avere di speciale è solo l’ultima scintilla della giovinezza, che l’ordinaria vita suburbana rischia di spegnere per sempre: ed è da questa angoscia, dal terrore di perdere  ciò che li fa sentire tanto diversi e superiori rispetto ai loro vicini, che nasce prima il sogno di poter trovare una vita diversa in una Parigi ingenuamente mitizzata, poi la spinta autodistruttiva destinata a portarli alla rovina. Il film segue fedelmente il romanzo, e come questo parte molto forte (il terribile litigio accanto alla statale su cui le auto sfrecciano a tutta velocità), poi cala un po’ e, rispetto al libro, perde le parti più ironiche sul lavoro di Frank. Ma nel finale riprende a tutta forza, prima con le angosciose scene da un matrimonio – se state per sposarvi, scegliete un altro film – poi con le sequenze della fine di April, molto potenti sul piano visuale, direi quasi all’altezza di quelle di American Beauty.

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venerdì, 06 febbraio 2009
Una discesa nel Maelstrom #3: ovvero Grossman, come scrittore, c'ha due palle così. Vita e destino è stato spesso paragonato a Guerra e Pace, e con ragione. Ma c’è anche, meno appariscente, un’altra somiglianza tra Grossman e Tolstoij, ed è la fede nella possibilità di dire tutto, di sprofondare in territori che altri autori hanno ritenuto impraticabili, vero e proprio regno dell’indicibile, per affermare il potere della parola di raccontare tutto quanto appartiene al campo dell’umano. Così, Tolstoij nel suo libro più crudele, La morte di Ivan Il’ic, non ha timore di affrontare con le armi della letteratura il momento, il processo della morte di Ivan fino al suo ultimo compiersi; e Grossman, dal canto suo, si avventura nel cuore dell’oscurità seguendo passo dopo passo il destino di Sof'ja Osipovna, dottoressa che quando le SS vengono a cercare medici e chirurghi tra la misera turba discesa dal treno merci, anziché alzare la mano e salvarsi almeno momentaneamente la vita preferisce avviarsi alla camera a gas per non abbandonare David, un bambino conosciuto sul vagone che li ha portati ad Auschwitz. La scena, incredibilmente, prosegue fino all’ultimo respiro dei due, quando il gas gli riempie i polmoni e ne spegne la coscienza, ed è tutto un universo – l’unicità dell’universo di due esseri umani – che muore. Quanti narratori si sarebbero spinti fino a quel punto sfidando il rischio terribile che la descrizione letteraria della morte diventasse una banalizzazione estetizzante? Quanti ne avrebbero avuto il coraggio?
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giovedì, 05 febbraio 2009
Non mi piace scrivere dell'attualità politica, ma la giornata legislativa impone almeno una segnalazione. Nel giro di qualche ora abbiamo avuto: 1) un decreto legge tirato giù in fretta e furia per impedire che Eluana Englaro, in coma da 17 anni, possa finalmente morire in pace secondo i desideri del padre e in accordo con le sentenze della Corte d'Appello di Milano e della Corte di Cassazione; 2) un'assurda, demenziale norma che permette ai medici di denunciare i clandestini, e che sicuramente avrà come risultato la nascita di una rete di "sanità parallela" per immigrati irregolari gestita da medici disonesti, medicastri non laureati, veterinari etc 3) l'introduzione di un balzello variabile da 80 a 200 euro per il rilascio del permesso di soggiorno. Domani, sicuramente, diranno di essere stati fraintesi, forse ritorneranno sui loro passi. Intanto però la sensazione è che il governo e la sua maggioranza somiglino un autobus guidato dai fratelli Marx lanciato a tutta velocità in una piazza affollata: farà pure ridere, ma fa anche male.
postato da: ernestoA alle ore 17:21 | Permalink | commenti (3)
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