martedì, 28 aprile 2009
Il fondamentalismo ci salverà (anche dalla peste suina). Un ministro israeliano ieri ha spiegato che pur di non citare il nome di questo animale non kosher la pandemia sarà definita ufficialmente «influenza messicana». Regoliamo il cronometro e vediamo quanti secondi impiegheranno i predicatori televisivi musulmani per trasformare l'epidemia in un complotto occidentale.

Aggiornamento 15.42: come volevasi dimostrare, il cronometro si ferma QUI. Nel più genuino spirito di amore e di fratellanza i veri credenti gioiscono del flagello che si è abbattuto sugli apostati.

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martedì, 21 aprile 2009

A spasso per Berlino, nello spazio e nel tempo. E’ bello ripensare alla metropoli brandeburghese in compagnia di un libro che, come Berlin di Eraldo Affinati,  ci corrisponde intimamente. L’autore è, anche lui,  un vero figlio del Ventesimo secolo e non ha nessuna intenzione di rinnegare le proprie origini, anzi. Come dimostra tutta la sua carriera di scrittore, il secolo breve è la sua grande ossessione, e Berlin non sfugge alla regola: leggendolo si ha la sensazione di una vertiginosa visione multipla, di un costante sovrapporsi del passato al presente. E’ come se il nostro sguardo attraversasse in trasparenza una serie di piani temporali – la Berlino degli Hoenzollern e la Groβstadt weimariana di Walter Ruttmann, la capitale di Hitler, la città divisa dal Muro, la rinata Berlino di oggi – e così riuscisse a ottenere una visione composita fatta di frammenti di tutte queste epoche. Ma a farla da padrone è, il più delle volte, ancora lui, il Ventesimo secolo e in particolare il periodo durante il quale Berlino fu il cuore di tenebra dell’Europa: gli anni del nazismo e la Seconda Guerra Mondiale. Berlin non è una guida turistica, non è un libro nato per indicarci cosa vedere Berlino, ma per suggerirci un modo di pensare Berlino. Quello di cui ci parla, in realtà non lo si può fotografare.
Il procedimento adottato per raccontarci la città è singolarmente evocativo: 168 capitoletti, divisi in sette sezioni (una per ogni giorno della settimana di una ideale visita cittadina e per ogni pronome personale della nostra grammatica, la terza persona scissa in lui e lei), in buona parte dei quali è Berlino stessa a prendere direttamente la parola per mezzo, di volta in volta, di uno dei suoi luoghi o dei suoi personaggi più significativi. Parlano, dunque, il Checkpoint Charlie e il Muro, la Porta di Brandeburgo e le aquile del Reich, la Birra e il giovanissimo protagonista di Germania anno zero, le microspie esposte al Museo della Stasi, il Reichstag, il castello di Charlottenburg e la Marienkirche. Altrove è invece l’autore in prima persona che ci racconta di una corsa a lungo sognata in BMW da un capo all’altro della città, oppure degli scrittori che a Berlino hanno vissuto, o brevemente soggiornato, come Isherwood o Tomasi di Lampedusa o come Vasilij Grossman.
Nella sezione dedicata al Martedì e al Tu troviamo il brano che ci è sembrato più struggente, e stilisticamente tra i più pregevoli: quello dedicato a Chris Gueffroy, ucciso dai Vopos, le guardie di confine della cosiddetta Repubblica Democratica Tedesca il 5 febbraio 1989 mentre in Nobelstraβe cercava di scavalcare il Muro: fu l’ultimo morto del secolo breve. Solo qualche mese dopo il Muro sarebbe crollato. Scrive Affinati: “A chi ti rimprovera di non aver saputo programmare i tempi, forse rispondi di preferire, ancora adesso, la gloria dell’azzardo fallito alla mediocrità del calcolo azzeccato. Anche in questo senso sei stato l’ultimo figlio del Novecento.”
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lunedì, 20 aprile 2009

Meglio fuori, anche se piove. Sono stupito, perché per una volta non si può dire che il nostro paese abbia ballato il solito minuetto delle indecisioni e delle equidistanze: sulla cosiddetta conferenza Durban 2 di Ginevra il ministro Frattini era stato il primo a esprimersi denunciando l'approccio unidirirezionale anti-israeliano (e antisemita) del documento inaugurale e dichiarando che se quei contenuti non fossero stati rimossi dal testo l'Italia non avrebbe preso parte alla conferenza organizzata dall'ONU contro il razzismo (un incontro in cui le dittature e le teocrazie più razziste e retrograde del mondo pretenderanno di dare lezione di tolleranza alle democrazie dell'occidente). Il testo non è stato cambiato in modo significativo, dato che "riafferma le conclusioni di Durban 1";  e l'Italia - eccezionalmente smarcata dal Vaticano, presente tra le numerose polemiche - non ci sarà. Staremo fuori insieme agli Stati Uniti, al Canada, alla Germania, all'Olanda, a Israele. Anche la Francia appare destinata lasciare Ginevra in anticipo, visto che Kouchner si è dichiarato pronto ad abbandonare la conferenza se l'ospite d'onore Mahmud Ahmadinejad replicherà il solito show antisemita. Quelli rimasti dentro se la canteranno e se la suoneranno da soli. La canzone, ci possiamo scommettere, sarà la stessa di sempre.

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martedì, 14 aprile 2009

Sfruttando le sue ricerche preliminari alla stesura delleBenevole, Jonathan Littell ha pensato di dedicare questo volumetto alle memorie di Léon Degrelle sulla campagna di Russia, con l'intento di compiere un'analisi testuale basata sulle teorie del sociologo tedesco Klaus Theweleit, che nei suoi libri ha elaborato una sorta di quadro clinico psicologico del tipo fascista. L'applicazione di categorie psicanalitiche a un soggetto storico mi pare fuorviante, e così pure la scelta dell'analisi testuale: quante delle contrapposizioni lessicali che Littell considera rivelatrici della struttura mentale del "fascista" si potrebbero ritrovare identiche in altri testi non fascisti scritti da uomini della sua generazione? Littell, inoltre, è un incredibile presuntuoso**** che crede di far passare per attuali metodi di analisi che risalgono perlomeno a Gaston Bachelard (L'eau et le reves, è del 1942). Alla fine la cosa più interessante sono i brani delle "memorie" di Degrelle, un incredibile miscela di narrativa kitsch stile Terzo Reich, impudenti rimozioni, fantasie, illusioni e vere e proprie balle: in questo senso, un testo davvero rivelatore.

****non stupisce, vista la capacità del personaggio di attirarsi antipatie, che in Francia siano stati pubblicati saggi al preciso scopo di contestare aspetti rilevanti del suo fortunatissimo "Les bienveillantes", come "Les complaisantes" di Edouard Husson e Michel Terestchenko e persino "Les Malveillantes: Enquete sur le cas Jonathan Littell" di Paul-Eric Blanrue

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giovedì, 02 aprile 2009

Gusto dell'orrido: ecco qua una galleria delle peggiori copertine di LP di tutti i tempi. Alcune, come la copertina criptogay di On the happy side (vedi sopra) fanno ridere. Ma di fronte ad altre c'è da mettersi le mani nei capelli.

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giovedì, 02 aprile 2009

Per la prima volta nella mia vita ho firmato un appello di scrittori. Credo sia giusto, visto il clima da regolamento di conti e liste di proscrizione che si è stabilito in città intorno al Premio Grinzane. E, credo, per la prima volta La Stampa ha scritto il mio cognome senza quella maledetta J.

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