mercoledì, 27 maggio 2009

Elogio della pena di morte. Da uno dei blog legati al sito della Stampa, ecco cosa succede quando il terzomondismo spappola anche l'ultimo neurone (grazie a 1972).

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mercoledì, 27 maggio 2009

Il virus del copia/incolla. Confesso di non capire perché mai gli scrittori ritengano di aver da dire la loro su qualsiasi argomento:  è toccato ancora a Josè Saramago, un premio Nobel non nuovo alle pubbliche scemenze, solo che stavolta non si è neppure preso la briga di inventarsele. Le ha copiate da un articolo sull'influenza suina del marxista-ambientalista Mike Davis del Guardian. Poi, beccato, ha ammesso di non capire un tubo di suini e ha confessato il plagio. Repubblica ieri ha ignorato le scuse e ha pubblicato il pezzo di Saramago. Ce ne parla Anna Meldolesi. Anna Meldolesi se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Però c'è.

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giovedì, 21 maggio 2009

Letture: La malora, di Fenoglio. Per raccontare quel mondo tutto fatica fisica, penuria perenne, puri e semplici rapporti economici e di forza, basterebbe la scena in cui Agostino tormentato dalla fame, si decide a rubare un pezzo di salame lasciato sulla tavola e, a rischio di essere scoperto, si salva dando la colpa al cane. C'è tanta di quella vergogna, di quella paura, di quel senso di colpa - eppure tutti questi sentimenti non possono nulla contro la forza primaria e inarrestabile della fame. Andrebbe imposto come libro obbligatorio a tutti i nostalgici delle presunte meraviglie della cultura contadina.

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mercoledì, 20 maggio 2009

E va bene, Easy Rider sarà pure un film raffazzonato, discontinuo e girato con metodi (metodi?) che farebbero rizzare i capelli in testa a qualunque produttore che si rispetti, ma rivedendolo oggi non si può fare a meno di riscoprire con piacere la fotografia di Laszlo Kovacs e, soprattutto, la scena finale: un classico esempio di come talvolta il caso possa immischiarsi nell’arte (da cui dovrebbe rimanere rigorosamente separato) producendo buoni risultati. La prima volta che vidi il film la trovai troppo repentina e immotivata, il classico espediente di uno sceneggiatore in cerca di un finale purchessia, ma oggi mi pare il giusto coronamento del senso di morte imminente che pervade tutto il film – Easy Rider non è proprio l’estremo e fascinoso concentrato della mitologia di un’epoca ormai morente?  Ora, secondo le testimonianze di attori e altri membri della troupe, era previsto che i bifolchi sul pick up, una volta colpito Bill facessero inversione, tornassero ad avvicinarsi ai due motociclisti e solo allora sparassero una seconda volta. Invece, fecero di testa loro:  puntarono il fucile verso dritto la camera e fecero fuoco, proiettando su Kovacs e assistente minuscoli frammenti di cotone e polvere da sparo (la troupe non aveva tecnici degli effetti speciali: per aumentare la vampata avevano pensato bene di infilare uno strofinaccio nella canna, e il risultato si vede). Il lampo dello sparo, la moto di Wyatt che rimbalza in fiamme fuori strada senza guida, creano il senso di un evento assurdo, imprevedibile, qualcosa come i quattro colpi che Mersault spara all’arabo nell’Etranger di Camus. E poi il fiume. Dopo lo sparo, e dopo che la moto di Wyatt è finita a terra in fiamme, la camera montata su un elicottero si alza e allarga il campo (e questa cabrata, che l’elicottero sovraccarico non avrebbe potuto effettuare e che si realizzò solo grazie a una folata di vento contrario, deve anch’essa molto al caso) fino a mostrare il fiume che scorreva accanto alla strada, quella strada che fino ad allora era stata il filo conduttore del film. Ora l’attenzione si sposta dalla strada al fiume. Racconta Peter Fonda che, quando mostrarono le immagini del finale a Bob Dylan, questi rimase molto colpito e scarabocchiò seduta stante su un foglietto i versi iniziali della bellissima Ballad of Easy Rider, che chiude il film cantata dai Byrds: The river flows/ It flows to the sea/ Wherever that river goes/ That's where I want to be / Flow river flow/ Let your waters wash down/ Take me from this road/ To some other town. Insomma, tanto per concludere con una citazione: la musica del caso.
ps il sottotitolo "Libertà e Paura" era completamente assurdo all'epoca dell'uscita del film. Oggi, quando la libertà sembra essere passata di moda, e viceversa la paura appare in gran voga, assume un significato piuttosto sinistro.
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mercoledì, 13 maggio 2009
Arrivi a casa di corsa, senti squillare il telefono e ti metti a fare le scale a quattro gradini per volta per arrivare in tempo, spalanchi la porta e ti precipiti sull’apparecchio e dall’altra parte chi ci trovi? Una voce femminile registrata che vorrebbe suggerirti qualche ragione valida per votare una sconosciuta candidata alle elezioni europee. La voce di una macchina. Ora, a parte il fatto che, comunque, telefonate o no, l’inferno congelerà prima che io prenda nuovamente parte alla farsa delle elezioni del parlamento europeo, quello che mi chiedo è: esisterà veramente qualcuno disposto ad ascoltare fino in fondo una voce registrata, la voce di una macchina, che decanta le lodi di una mezza cartuccia? E ci sarà mai, nell’universo mondo, qualcuno che si lascia convincere? Per quanto mi riguarda, vorrei riattaccare sbattendo la cornetta, ma non posso. Non ci sono più quei begli apparecchi a prova di raptus. Premo il pulsante di interruzione chiamata del cordless, ma non è la stessa cosa. Non è per niente la stessa cosa. Maledetto mondo moderno.
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martedì, 12 maggio 2009
Devi imparare a essere felice con la pioggia. Perché ci sarà molta pioggia. (proverbio vietnamita)
postato da: ernestoA alle ore 08:35 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, 06 maggio 2009

Priapo al governo. Posso palpare la signora?

postato da: ernestoA alle ore 10:03 | Permalink | commenti (9)
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