giovedì, 23 luglio 2009

No, non è la RAI. Infatti somiglia alla gloriosa Unità che il giorno successivo allo sbarco sulla Luna riusciva a fare tutta una prima pagina senza che mai venisse menzionato il fatto che sull'Apollo 11 c'erano gli americani. Non informazione, ma propaganda. Fatto sta che ieri sera mi è capitato di vedere il TG2 (non succede spesso che veda i TG, a quell’ora a casa mia vanno soprattutto cartoni animati) e sono rimasto esterrefatto: incuranti del ridicolo, senza arrossire di vergogna, i cosiddetti giornalisti mandavano in onda un paio di generosi servizi in cui Silvio Berlusconi spiegava di non essere un santo, di non curarsi degli attacchi personali, che l’arma del gossip avrebbe finito col ritorcersi contro i suoi avversari eccetera eccetera, senza che mai, neppure indirettamente una delle facce di bronzo della redazione si curasse di raccontare in cosa consistano questi attacchi personali e questo gossip. Non che si pretendessero tutti i dettagli di Repubblica (è pur sempre la prima serata, le associazioni per la tutela dei minori avrebbero protestato), ma qualcosa sì, il telespettatore avrebbe dovuto saperlo, naturalmente se ancora si fosse trattato di informazione e non di propaganda. E invece era propaganda – e della specie peggiore e più subdola: quella che copre con il silenzio. Berlusconi l’anticomunista, l’impavido difensore del paese dallo spettro del totalitarismo rosso, ci ha riportati piano piano, senza scosse, mettendo ad ogni giro di nomine i leccapiedi giusti sulle poltrone giuste, ai bei tempi dell’agenzia TASS, e c'è da chiedersi se da un giorno all'altro non gli spunteranno le sopracciglione del compagno Breznev.

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giovedì, 16 luglio 2009

Mi è capitata una cosa strana. Qualche anno fa, doveva essere il 2003 o il 2004, in ogni caso nel pieno delle polemiche sulla guerra in Iraq, credetti di aver visto in libreria o di averne letto da qualche parte, insomma fui convinto che un saggio con il titolo L'età post-eroica fosse stato pubblicato in Italia e, poiché allora le riflessioni sul rifiuto del ricorso alla forza da parte degli europei si sprecavano - e a me la cosa interessava molto - mi precipitai a comprarlo. E, sorpresa, non c'era. Nessuna traccia. La mia prima reazione fu di credere di aver letto la notizia della pubblicazione del saggio in inglese,  e precipitatomi su Amazon digitai il titolo sul quale ormai ero pronto a giurare, The post-heroic era... e constatai con un certo sconcerto che non esisteva. Feci ricerche e ricerche su cataloghi di biblioteche e di editori e mi resi conto che mai era stato pubblicato un libro con quel titolo. Eppure ero sicuro, l'avevo visto, ma non solo, avevo persino una certa idea del contenuto. Ed era scomparso. Dovevo essermelo sognato. Possibile che sia arrivato al punto di sognare titoli di saggi? Oppure ero in preda ad allucinazioni bibliografiche? La terza spiegazione implica il ricorso alla macchina del tempo, con cui potrei aver fatto una puntata nel futuro, e sarei propenso a scartarla. Il fatto straordinario, comunque, è che quel libro adesso esiste: in Italia l'hanno appena pubblicato, e con il titolo che avevo sognato io, non con quello dell'edizione originale, Where have all the soldiers gone?, che oltretutto è del 2008. E io che ho fatto? Ovviamente l'ho comprato.

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mercoledì, 08 luglio 2009

Sulla sparata di ieri del Guardian, più o meno la versione anglosassone di Repubblica, ci pare si sia espresso a dovere Yossarian di London Alcatraz. Francamente, ne abbiamo abbastanza dei quotidiani - italiani e stranieri - che credono che per liberare il mondo da Berlusconi ci si possa pure comportare peggio di Emilio Fede.

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mercoledì, 08 luglio 2009
Del racconto e del romanzo, in breve. Corrado Alvaro a proposito del racconto: “Per la composizione di racconti brevi, trovare il momento culminante di una vita, che lascia scoprire il passato e indovinare il futuro.” Cechov, al critico Suvorin che lo accusava di essere nei suoi racconti “troppo oggettivo”,  troppo poco narratore esterno giudicante, rispondeva: “Per descrivere un ladro di cavalli in settecento righe devo costantemente pensare al loro modo e con la loro sensibilità, altrimenti, se introduco la soggettività, l’immagine diviene sfocata e il racconto non sarà compatto come tutti i racconti devono essere.” Ed Hemingway, a proposito della necessità e del ruolo del non detto nella forma breve: “Se un prosatore sa bene di cosa sa scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive con abbastanza intensità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse scritte. Il movimento di un iceberg è dovuto al fatto che soltanto un ottavo della sua mole sporge dall’acqua.” Il romanzo, invece, scava in quei sette ottavi nascosti finché davanti al lettore non viene sciorinato anche l’ultimo cubetto. Il racconto pretende al lettore una immaginazione più attiva di quanto non gli domandi il romanzo – e in questa richiesta potrebbe risiedere la ragione della sua scarsa fortuna attuale, perché il lettore è sempre più distratto e avaro e sempre meno disposto a metterci del suo.
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venerdì, 03 luglio 2009

A meno che non sia uno scherzo, questa si piazza ai primi posti nella classifica delle teorie della cospirazione più imbecilli reperibili in rete.

postato da: ernestoA alle ore 13:10 | Permalink | commenti (5)
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