


Da che mondo è mondo a tutti i lettori di Fenoglio viene voglia prima o poi (più prima che poi) di farsi un giro per le Langhe fermandosi a Mango, Treiso, Murazzano, Bossolasco, Santo Stefano Belbo, Valdivilla etc... Naturalmente l’idea è venuta anche a me, e per prima cosa mi sono fatto un giro su google digitando, di volta in volta, i vari toponimi. Ecco cosa scriveva Fenoglio, negli Appunti partigiani, di quella Cascina della Langa che lo ospitò per settimane nel corso dell’inverno 1944: Chi non conosce, chi non è mai stato a Cascina della Langa, vuol dire che di queste langhe lui non può parlare. E’ il feudo di un noto commerciante della mia città, già commilitone di mio padre. Quando gli capita di parlarne con i suoi amici cittadini, questi d’istinto aggricciano le spalle perché C.L .porta un’idea di tramontana e solitudine. Se è destino che io torni borghese e faccia onesti soldi, voglio presentarmi a quel commerciante o ai suoi eredi e chieder loro di vendermela Una volta mia ci passerò tre mesi d’ogni anno che mi resterà…altrimenti ci verrò da solo, a piedi, una volta all’anno, un giorno qualsiasi d’inverno, e cercherò di riprovare quel freddo, di fare pressappoco le cose e i passi e i pensieri che devo aver fatti in un’eguale giornata dell’inverno 44-45…ogni inverno ci verrò, come ad un anniversario,fino a quando non sarò così vecchio e stanco da dubitare per un momento che un giorno da queste parti , io vi abbia tanto camminato e combattuto.
Ed ecco Cascina della Langa adesso. Lo so, lo so anch'io che le Langhe ormai disputano al Chianti e dintorni il podio dello chic campagnolo, ma una cosa del genere... Magari un agriturismo l’avrei potuto tollerare, ma una “spa benessere & beauty”, e con la “doccia emozionale” poi, no. E' troppo. Il mio giro salterà una tappa. E poi che cavolo è una doccia emozionale?


Dopo la lettura del saggio di Linda Polman, L’industria della solidarietà, (Bruno Mondadori, 214 pp, 16 euro), forse faremmo bene ad aggiornare il breve catalogo delle nostre certezze. I Buoni non sono più buoni. O almeno, non sempre.
Le organizzazioni umanitarie in zona di guerra saranno pure animate da ottime intenzioni, ma è molto dubbio se il loro impatto sia positivo o se, piuttosto, non finisca paradossalmente per tradursi in un aggravamento e in un allungamento dei conflitti. (Il seguito del pezzo, se vi interessa, lo trovate QUI).