mercoledì, 30 settembre 2009
Raimi, Capezzone, e l'Etica Nicomachea. L’altra sera dopo molto, molto tempo,  sono tornato a vedere un vero e proprio film dell’orrore. L’ultimo era stato L’armata delle tenebre di Sam Raimi, che però era piuttosto una commedia horror. Questa volta con Drag me to hell Raimi voleva fare sul serio – e ci è riuscito, il film è davvero inquietante e fa una paura della madonna, anche se non certo per via di spiriti e demoni  cornuti  (tutto rispecchia il codice dell’horror con tanta fedeltà che dubito che il film riuscirebbe, sotto questo aspetto, a spaventare qualcuno). No, quello che fa tremare le vene ai polsi è l’assunto sottinteso all’intera trama. Ve la racconto in breve, tanto voi siete gente seria e sono sicuro che, se andate al cinema, è solo per lasciarvi cullare dalle nostalgie del comunismo anni ’50-’60 o per farvi rifornire di spunti di riflessione sul destino della sinistra italiana: a proposito, può esistere un titolo più perfido de Le ombre rosse? Ma torniamo a Drag me to hell. Immagina, o lettore, di chiamarti Christine Brown. Sei una giovane funzionaria di banca che, dopo aver lasciato il natio Midwest per la California, è riuscita a raggiungere una posizione di decente responsabilità all’interno della filiale in cui lavora. Ora si è creata una possibilità di carriera. Puoi concorrere per il posto di capofiliale. Ci sono solo due problemi. Il primo è il tuo concorrente, uno dei più volenterosi leccaculi del continente americano; il secondo è il tuo superiore, una gelatina d’uomo che stravede per il leccaculo e detesta prendere decisioni in prima persona. Tanto che quando un’orribile megera zingara, la signora Ganush, si presenta a chiedere una proroga della rata del mutuo, la gelatina d’uomo ti delega decisione e responsabilità, specificando però che a lui piacciono “quelli che sanno prendere decisioni difficili.” Tu lo vorresti, vorresti davvero – ma proprio sul serio - prorogare il pagamento della rata all’anziana signora, ma sai anche che così con ogni probabilità ti precluderai la promozione. Non ti sei lasciata alle spalle una fattoria e una madre alcolizzata, non sei venuta in California abbandonando amici e parenti per farti fottere dal primo leccaculo sulla piazza. E dunque che fai, rinunci? No, metti a tacere i tuoi scrupoli e neghi la proroga alla signora Ganush. Che prima dà in escandescenze, poi ti aspetta nel parcheggio della banca e, dopo averti malmenata per bene ti scaglia addosso una terribile maledizione sumera. Il demone ti tormenterà per tre giorni, poi verrà a prenderti e ti trascinerà all’inferno. Nientemeno. E tutto per un singolo gesto. L’unica decisione sbagliata presa per i motivi sbagliati da una persona altrimenti buona, paziente, rispettosa. Una persona perbene, insomma. Basta un tuo singolo gesto malvagio, o anche solo compiuto per il motivo sbagliato, per condannarti a un’eternità di fiamme e di tormenti. Ecco, questo faceva davvero paura nel film di Raimi. La potenza delle decisioni che, giorno dopo giorno, mutano il nostro stesso essere – e possono condannarci  non alle fiamme eterne (per chi ci crede, esiste la possibilità di confessarsi e pentirsi; inoltre la trovata di far trascinare qualcuno ancora vivo all’inferno è teologicamente scorretta), ma ad un presente e un futuro di umana mediocrità, in cui ognuno di noi è il prodotto deforme non di una, ma di decine, centinaia di decisioni cattive e sbagliate(*), che però da qualche parte devono pur avuto un inizio, insomma deve esistere la madre di tutte le decisioni, o no? Un giorno puoi essere una degna persona, cioè, e il giorno dopo a causa di una singola scelta puoi ritrovarti incamminato su una china che ti porterà a somigliare, che ne so, a Daniele Capezzone. Non è terribile tutto questo? Il peso della responsabilità? Ecco cosa fa paura, di Drag me to hell, altro che porte che scricchiolano e finestre che sbattono.
(*) Secondo l’etica aristotelica, poi ripresa dalla dottrina tomistica degli habitus, ogni decisione è frutto della somma delle nostre scelte precedenti, che hanno determinato la nostra inclinazione al vizio o alla virtù. Non che non si possa compiere una scelta nel senso di una rottura drastica con la somma delle precedenti, ma è a mano a mano che ci consolidiamo nel nostro habitus - buono o malvagio che sia - è sempre più difficile.
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lunedì, 28 settembre 2009

YES/NO. Ma quella di Obama che una settimana fa ha perorato col cuore in mano all'ONU la causa della non proliferazione nucleare e che ora si ritrova con un impianto di arricchimento iraniano in più e con una serie di lanci missilistici in corso può tecnicamente configurarsi come una figura di merda?
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mercoledì, 23 settembre 2009


Da che mondo è mondo a tutti i lettori di Fenoglio viene voglia prima o poi (più prima che poi) di farsi un giro per le Langhe fermandosi a Mango, Treiso, Murazzano, Bossolasco, Santo Stefano Belbo, Valdivilla etc... Naturalmente l’idea è venuta anche a me, e per prima cosa mi sono fatto un giro su google digitando, di volta in volta, i vari toponimi. Ecco cosa scriveva Fenoglio, negli Appunti partigiani, di quella Cascina della Langa che lo ospitò per settimane nel corso dell’inverno 1944: Chi non conosce, chi non è mai stato a Cascina della Langa, vuol dire che di queste langhe lui non può parlare. E’ il feudo di un noto commerciante della mia città, già commilitone di mio padre. Quando gli capita di parlarne con i suoi amici cittadini, questi d’istinto aggricciano le spalle perché C.L .porta un’idea di tramontana e solitudine. Se è destino che io torni borghese e faccia onesti soldi, voglio presentarmi a quel commerciante o ai suoi eredi e chieder loro di vendermela Una volta mia ci passerò tre mesi d’ogni anno che mi resterà…altrimenti ci verrò da solo, a piedi, una volta all’anno, un giorno qualsiasi d’inverno, e cercherò di riprovare quel freddo, di fare pressappoco le cose e i passi e i pensieri che devo aver fatti in un’eguale giornata dell’inverno 44-45…ogni inverno ci verrò, come ad un anniversario,fino a quando non sarò così vecchio e stanco da dubitare per un momento che un giorno da queste parti , io vi abbia tanto camminato e combattuto.

Ed ecco Cascina della Langa adesso. Lo so, lo so anch'io che le Langhe ormai disputano al Chianti e dintorni il podio dello chic campagnolo, ma una cosa del genere... Magari un agriturismo l’avrei potuto tollerare, ma una “spa benessere & beauty”, e con la “doccia emozionale” poi, no. E' troppo. Il mio giro salterà una tappa. E poi che cavolo è una doccia emozionale?

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mercoledì, 16 settembre 2009
Se un libro può odiare un essere umano, allora Ritratto dell’artista da giovane di Joyce mi odia. Sì, dev’essere così. Ha sviluppato un’anima e l’ha tutta votata all’odio contro di me che l’ho lasciato venticinque anni sullo scaffale – eh sì, lo comprai che facevo quinta liceo – e ancora non l’ho letto. Mi basta entrare nella stanza e avvicinarmi alla libreria per sentire le vibrazioni sinistre dietro la sobria copertina Adelphi – e allora mi prende il senso di colpa, e vorrei riparare in qualche modo, e prendo il libro, lo apro e ne leggo qualche paragrafo qua e là, ma sento che ormai sono troppe le cose in sospeso tra noi, e non sono belle, e allora lo poso, e prendo qualcosa un po’ più su o un po’ più giù, un po’ più a destra o un po’ più a sinistra. Ciao, piccolo rancoroso Adelphi, sarà per la prossima volta.
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lunedì, 14 settembre 2009

Annuncio importante! Mi trovo ad avere disponibili una ventina di copie del mio romanzo I Compagni del Fuoco, e so che ci sono problemi a reperirlo: se a qualcuno interessa riceverlo gratis - a parte le spese di spedizione - mi contatti via mail: ernestoXYZKW.aloiaXYZKW.@libero.it. (dovete togliere tutte le lettere maiuscole, ok?)
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mercoledì, 09 settembre 2009
Anche solo dieci anni fa, una cosa del genere non sarebbe stata possibile: Farouk Hosni, instancabile e ossessivo come tutti gli antisemiti, censore a suo gusto e capriccio di Lolita e dell'Insostenibile leggerezza dell'essere (e di chissà quante altre opere), nonché attivissimo divulgatore dei Protocolli dei Savi di Sion; Farouk Hosni, dicevamo, non avrebbe neanche potuto sognare di arrivare a dirigere l'UNESCO, l'agenzia dell'ONU incaricata di tutelare il patrimonio culturale dell'umanità  - già, e dire che lui dichiarava, solo l'anno scorso, di voler personalmente bruciare tutti i i libri israeliani presenti nelle librerie del Cairo (programma ristrettissimo, poiché erano già tutti vietati). Che alla gente dell'ONU venga in mente di candidare un personaggio del genere non può essere motivo di stupore, ma che la candidatura sia appoggiata da alcuni paesi europei (tra cui l'Italia) e non sia osteggiata neppure dagli Stati Uniti e da Israele deve far riflettere. La graduale perdita di influenza dell'occidente nel mondo contemporaneo si esprime anche attraverso episodi del genere, destinati a farsi sempre più frequenti. I fondamenti della nostra cultura stanno cambiando, quello che fino a pochi anni fa nella nostra boria di occidentali democratici e illuministi davamo per scontato, ora ci crolla sotto i piedi. Perché non tutto quello che ribolle nella fetida pentola mediorientale rimane sotto il coperchio: i negazionismi, le teorie cospirative, le mille falsità fomentatrici d'odio, stanno già arrivando dalle nostre parti. Sto esagerando? Provate un po' a pensare alla micidiale diffusione che hanno avuto le voci relative agli ebrei nelle torri del WTC subito dopo gli attentati. La nostra interpretazione della storia, con ogni probabilità, sarà diversa da quella che verrà proposta ai nostri figli. La Seconda Guerra Mondiale, la distruzione degli ebrei d'Europa, la lotta tra i totalitarismi e le democrazie occidentali, la Guerra Fredda, saranno interpretate in tutt'altro modo. Prendetelo pure come un segno dell'età, ma ho i miei dubbi che il modo nuovo sarà un modo migliore.
postato da: ernestoA alle ore 09:16 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 02 settembre 2009

Dopo la lettura del saggio di Linda Polman, L’industria della solidarietà, (Bruno Mondadori, 214 pp, 16 euro), forse faremmo bene ad aggiornare il breve catalogo delle nostre certezze. I Buoni non sono più buoni. O almeno, non sempre.
Le organizzazioni umanitarie in zona di guerra saranno pure animate da ottime intenzioni, ma è molto dubbio se il loro impatto sia positivo o se, piuttosto, non finisca paradossalmente per tradursi in un aggravamento e in un allungamento dei conflitti. (Il seguito del pezzo, se vi interessa, lo trovate QUI).

postato da: ernestoA alle ore 16:28 | Permalink | commenti (6)
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