Non amo parlare di politica sul blog – non me ne è mai fregato niente della politica interna – e se ultimamente finisco col tornare sempre più spesso sull’argomento un motivo ci sarà pure. Lo spettacolo di ieri sera a Porta a Porta, per esempio, ha fatto rimpiangere l’approvazione della legge Basaglia. Ascoltare il Pres. del Consiglio che in un affondo di 7 minuti senza contraddittorio si abbandonava a battute di quart’ordine (e pure copiate) su Rosy Bindi e delirava, letteralmente delirava quando accusava Napolitano di non avere fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale (naturalmente "di sinistra") per influenzarne il giudizio – ma vi rendete conto? – ha significato assistere alla fase cruciale del declino politico, psicologico, personale e umano dell’uomo che volle farsi premier e poi signore incontrastato di un paese a costo di farne a pezzi le istituzioni, e si avvia ora a terminare la sua parabola affondando nelle sabbie mobili della sua paranoia, tra improbabili complotti, spettri di sinistra acquattati negli angoli della sua immaginazione e minacciose promesse di rivalsa. E tutto questo perché? Perché una sentenza lo riportava nei ranghi dei comuni mortali e a qualche processo destinato probabilmente alla prescrizione. Ma il problema di Berlusconi non sono ora i processi, i giudici, la sinistra, Repubblica o i poteri forti. Anche per Berlusconi ormai, come per tutto il resto del paese, il problema è diventato Berlusconi stesso.