martedì, 10 novembre 2009
Dopo un ventennio si poteva essere portati a pensare che almeno sul Muro di Berlino si potesse parlar chiaro. Invece stamattina guardo su Repubblica.it e vedo che c'è un link a una lussuosa presentazione intitolata "The iron curtain diaries" curata da PeaceReporter. E così vengo a sapere che il Muro fu costruito "al fine di fermare le continue violazioni del confine tra Berlino Ovest a Berlino Est" e che le guardie erano autorizzate a sparare contro chiunque "cercasse di entrare" nell'area della cosiddetta Death Strip. Non dico che si voglia presentare il muro come una barriera contro l'immigrazione clandestina nella DDR, ma certo si ha poca voglia di fare chiarezza.
postato da: ernestoA alle ore 09:17 | Permalink | commenti (27)
Commenti
#1    10 Novembre 2009 - 10:22
 
Hai ragione, non c'è abbastanza chiarezza. Dire che al di là del muro c'era uno schifoso totalitarismo sanguinario odiato dalla gente, e al di qua no, potrebbe offendere la sensibilità di qualcuno.
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#2    10 Novembre 2009 - 10:51
 
"violazioni del confine" sarebbero i tre milioni e passa di tedeschi dell'est che fuggirono all'ovest prima della costruzione del Muro...  è veramente l'epoca d'oro dell'eufemismo, questa.
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#3    10 Novembre 2009 - 11:10
 
Eh sì, lo schifoso totalitarismo sanguinario non poteva durare. Però costruivano belle macchine fotografiche a basso prezzo. E Le Carré ci ha scritto i romanzi migliori.

(Per la serie: scopriamo insieme il lato positivo della peste bubbonica).  

Che palle il muro di Berlino... venite piuttosto sul mio blog a scoprire chi dobbiamo ringraziare se siamo ancora qui a scrivere sciocchezze.





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#4    10 Novembre 2009 - 12:28
 
l'ho letto: un grande post. mi sono anche iscritto al gruppo su facebook.

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#5    10 Novembre 2009 - 14:37
 
Si molto bello il post di Millennium.

Ma io ho avuto una fidanzata a Berlino (ovest) dal natale 1980 al natale 1981.

Per raggiungerla volavo Interflug, pero'

Che nostalgia del muro.

Un altro tempo
Un altro mondo.

Franco
utente anonimo

#6    10 Novembre 2009 - 18:26
 
Non esageriamo: Berlusconi c'era già.
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#7    10 Novembre 2009 - 21:51
 
Ma non lo sapevo.
Percio' non conta.
Atterravo a Berlino Pankow, Haupstadt der DDR. Le hostess erano cicciottelle, avvolte in tailleurini a righe bianche e rosse. Sembravano fettuccine.
Al decollo da Milano il mio vicino apri' l'Unità.
Dall'atterraggio all'ingresso nel territorio attribuito alla sorveglianza americana (you are now leaving... you are entering) ci vollero due ore per circa duemila metri.

Another world.
Another country.

Craxi era ancora lungi dall'ascendere al soglio e c'erano dubbi sulla sua resistenza alla segreteria del partito che ancora usava come simbolo la falce e martello deposta su di un libro esposto al sol dell'avvenire.

Era il primo anno di Canale 5. Rete4 e Italia uno muovevano i primi passi nei cauti piani di Mondadori e Rusconi. Jimmy Carter sveniva durante il suo jogging giornaliero e un ex attore hollywoodiano di secondo piano diventava presidente degli Stati Uniti.

Il presidente della Repubblica era un tizio molto anziano.

Et coetera.

Franco


Franco 
utente anonimo

#8    11 Novembre 2009 - 08:16
 
Suggerisco la lettura di "C'era una volta la DDR" di Anna Funder. In quel libro ci sono storie che fanno sembrare "Le vite degli altri" una favoletta amena.
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#9    11 Novembre 2009 - 10:36
 
Ah, adesso che ci penso anche "Il dossier" di Timothy Garton Ash è una lettura istruttiva.
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#10    11 Novembre 2009 - 11:52
 
Io ho letto "La spia che venne dal freddo" che ancora portavo i pantaloni corti, quindi figuratevi un po' che nostalgia posso avere per la DDR (non scherzo: 1964, edizione condensata di Selezione, insieme a "Fuga dalla Cina Rossa". Anticomunismo a carrettate, ed ero appena in quarta elementare (leggevo tutto quello che passa per casa). Poi per fortuna sono passato alla fantascienza. Quando sono arrivato a leggere "Arcipelago Gulag", dieci anni dopo, in fondo ho trovato gli sgherri stalinisti meno cattivi di quanto me li aspettassi...
    
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#11    11 Novembre 2009 - 12:45
 
ma chi era il tuo maestro in quarta elementare, Joe McCarthy?
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#12    11 Novembre 2009 - 13:09
 

Veramente io leggevo tutto quello che passava per casa, e quell'anno eravamo abbonati a Selezione :-))


 

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#13    11 Novembre 2009 - 13:28
 
"Selezione" era grande. Ci trovavi un capolavoro del thrilling come "Lo squalo" di Peter Benchley, "Il buio oltre la siepe" ma anche autori italiani come Palazzeschi e Capuana, e cose di narrativa francese altrimenti di difficile reperibilità. Certo, erano libri pieni di tagli: ma per andare in avanscoperta saltabeccando da un autore all'altro, andavano benissimo.
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#14    11 Novembre 2009 - 16:09
 
La rivista l'ho sempre letta con interesse. Ma abbonarsi era un disastro, ti arrivavano "in visione" i libri a casa e, fra pagarli o rispedirli indietro, in genere facevi prima a pagarli.  E' stato così che ho letto (avevo solo dieci anni!!!) la mia prima storia della Seconda Guerra Mondiale... tre volumi che ancora conservo.
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#15    12 Novembre 2009 - 08:25
 
il primo libro sulla seconda guerra mondiale non si scorda mai, eh?
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#16    12 Novembre 2009 - 09:15
 
Eh cavolo... la Battaglia d'Inghilterra, la caccia alla Bismark, Rommel e Montgomery, Pearl Harbour, il Giorno più Lungo... ma anche i lager, Stalingrado, Hiroshima. Mi ci sono voluti trent'anni per modificare certe opinioni, per esempio su Churchill (uno dei peggiori casinisti della storia moderna: per rimanere sul fronte della guerra aerea, allontanò Dowding e Park che avevano vinto lo scontro con la Luftwaffe, cacciò Auchinleck che aveva fermato Rommel e lo sostituì con quel bigotto pompato di Monty, affidò ad un suo parente di provata incompetenza la caccia alle armi segrete tedesche, e diede carta bianca ad Harris che sprecò migliaia di aerei e di uomini nei bombardamenti sulle città, quando una serie di attacchi coordinati sulle industrie vitali avrebbe abbreviato la guerra di almeno un anno).

 
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#17    12 Novembre 2009 - 10:06
 
però Churchill aveva il senso dell'immagine e il carisma, sapeva scrivere ed era un eccellente oratore, e quello impediva (ha impedito per decenni) di vedere i casini che combinava. carisma, oratoria e senso dell'immagine sono armi potentissime: adesso come adesso mister supercool Obama potrebbe anche aprire un campo di concentramento a Diego Garcia e i giornali europei scriverebbero che è un villaggio vacanze ( quelli americani stanno già tornando coi piedi per terra).
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#18    12 Novembre 2009 - 13:15
 
Peraltro, non è per nulla detto che senza il carisma e l'oratoria di Churchill la Gran Bretagna avrebbe continuato la lotta dopo la caduta della Francia e l'offerta di pace di Hitler.
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#19    12 Novembre 2009 - 15:06
 
Verissimo. Però dopo un anno e mezzo andò da Roosevelt con il cappello in mano... E in cambio dell'aiuto americano dovette promettere la messa in liquidazione dell'Impero Britannico.

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#20    12 Novembre 2009 - 17:23
 
Acc... se Churchill avesse messo in liquidazione anche la Gran Bretagna stessa, oltre che l'Impero d'Oltremare, oggi al di là della Manica ci sarebbe il 51° Stato degli USA, e forse sul Tamigi sarebbe sorta una bella e tranquillizzante filiale di Guantanamo, invece del Londonistan.
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#21    12 Novembre 2009 - 17:51
 
Vi lascio 5 minuti stretti tra il municipio di Kreuzberg e una zona in ombra del muro e tràcchete mi finite sul vecchio Winston.

Che fosse un terrificante casinista mammone e alcolizzato era noto fin dal novecentosedici: fu allora che gli venne la geniale idea di sacrificare metà dei giovani adulti canadesi e neozelandesi nel goffo tentativo di prendere i Dardanelli.

Nei cosiddetti assalti a Gallipoli si fece prendere per il naso da un ragazzotto mediorentiale, tale Ataturk.

In fondo in fondo, pero', si puo' sempre dire che il suo impegno è alla base della nascita della Turchia moderna.

P.S. I libri di selezione: 4 titoli liofilizzati in un solo volume.



utente anonimo

#22    12 Novembre 2009 - 19:06
 
@millenniumfalcon, senza l'aiuto americano non si vinceva la guerra. Non ci sono cazzi.

Tanto l'impero britannico sarebbe finito in liquidazione con il resto delle eredità postcoloniali. Con Suez cominciava l'era delle superpotenze e della Guerra Fredda, che lasciava ben poco spazio alla vecchia Europa: la quale si avviava lungo il viale di un comodo, rassicurante tramonto che per certi versi dura ancora adesso, e che bisogna fare ogni sforzo per dilatare nel tempo. Più a lungo dura, meglio si campa noialtri.


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#23    13 Novembre 2009 - 10:25
 
Churchill non voleva nemmeno concedere l'indipendenza all'India - perché non sopportava Gandhi. E sapete che vi dico? Che forse faceva bene a resistere. Perché rispetto alla sgangherata gestione americana del dopoguerra l'Impero Britannico era una cosa seria. Se solo non fossero stati così micragnosi... Più che il British Empire sembrava uno Scottish Empire :-))

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#24    13 Novembre 2009 - 10:55
 
Beh, pensando a come hanno gestito l'incidente di Amritsar, direi che tanto competenti non erano, dopotutto. Mettere un pazzo, cristiano fondamentalista e xenofobo come Dyer in una posizione di comando in una provincia riottosa dell'India voleva dire andarsi a cercare dei guai. Guai che puntualmente arrivavano, cosicché le armi britanniche venivano trascinate nel fango per colpa di qualche matto (come Dyer) o incompetente (come Redvers Buller) o matto e incompetente (Kitchener).

Si vedano le figure da pagliacci rimediate coi Boeri, l'assurda carica dei lancieri in Sudan, o il folle sbarco nella baia di Tanga (narrato nel romanzo "An Icecream War" di William Boyd).
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#25    13 Novembre 2009 - 12:23
 
E' vero, ma se noti era quasi sempre l'esercito che faceva figure micidiali (basta ricordare Gordon abbandonato a Khartoum e la carica della brigata di cavalleria leggera a Balaklava, episodi al limite dell'incredibile). Considerando il modo in cui era organizzato (si fa per dire) l'esercito britannico fino alla fine del XIX secolo (anzi, fino alla Prima Guerra Mondiale) c'è da stupirsi che gli inglesi abbiano saputo conservare il loro impero così a lungo.

Quando si legge che la Francia collassò di fronte ai tedeschi nel 1940 ci si dimentica troppo spesso che quindici giorni dopo l'inizio dell'invasione la British Expeditionary Force era già in colonna per imbarcarsi a Dunkerque. La nozione della storica mancanza di professionalità (e anche di serietà) dell'esercito era ben presente fra i testimoni della guerra in Nordafrica, che quasi si aspettavano le inevitabili cappellate ogni volta che si profilava uno scontro con Rommel.  Certo, si consolavano guardando gli autocarri italiani con le ruote di gomma piena (!!!) ma il senso d'inferiorità nei confronti dei tedeschi era spesso palese.
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#26    13 Novembre 2009 - 13:50
 
sì, nell'esercito inglese c'era certamente un senso di inadeguatezza, ma soltanto nei confronti dei tedeschi. ovviamente Monty non lo ammise mai - forse neppure ne era cosciente - ma ancora ai tempi della Normandia la sfiducia nelle capacità della fanteria e dei blindati inglesi ha improntato i piani di tutte le grandi operazioni britanniche  (Epsom, Charnwood, Goodwood etc), in cui grandi e ben equipaggiate divisioni corazzate e di fanteria, precedute da apocalittici interventi del Bomber Command, avanzavano a carissimo prezzo di pochi chilometri per volta contro formazioni  molto più piccole delle SS e della Wehrmacht. tutti erano coscienti della necessità di una maggioranza numerica schiacciante e del bisogno di fare terra bruciata facendo prime "ammorbidire" i tedeschi dalle bombe di qualche centinaio di Lancaster.
fin dall'inizio della guerra gli ufficiali inglesi lamentarono il fatto che le ordinarie truppe di fanteria fossero ottime in difesa ma pessime in attacco. (i tedeschi la pensavano nello stesso modo, e rincaravano la dose notando come le truppe si sbandassero ogni volta che  venivano colpiti i loro ufficiali, per il semplice fatto che i sottufficiali non sapevano quali fossero i piani.) in Normandia anche gli americani - che pure, accanto a ottime unità come per esempio la 1 divisione di fanteria, ne schieravano di pessime - consideravano gli inglesi lenti, prevedibili ed eccessivamente prudenti.
in alcune operazioni su scala minore in Italia che ho avuto modo di approfondire, gli americani si lamentavano sistematicamente delle unità inglesi aggregate alla V armata per la loro lentezza: restavano sempre indietro e finivano col lasciare gli americani con i fianchi scoperti. Clark non aveva nessuna fiducia nelle truppe inglesi e non gli affidava mai compiti primari. i rapporti della intelligence tedesca confermavano le impressioni degli americani, sottolineando come le truppe inglesi operassero in modo eccessivamente metodico e rigido, e fossero incapaci di sfruttare eventuali opportunità favorevoli ma non contemplate nei piani.
questo ovviamente non impediva agli inglesi di considerare gli americani dei dilettanti, contraccambiando il disprezzo che ne ricevevano.



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#27    13 Novembre 2009 - 14:19
 

Anche Kitchener?
Ma poveretto a Fashoda era stato cosi gentile con quel cretino di Marchand.
E poi è morto in servizio.

Franco

utente anonimo

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